Deindividuazione: il pensiero di Zimbardo

Per Zimbardo c’è uno stretto legame tra lo stato di deindividuazione e la possibilità per l’individuo di compiere degli atti aggressivi e violenti. Il punto di partenza della sua teoria è costituito dall’attenzione per i fattori situazionali: secondo tale ottica, il comportamento aggressivo di una persona sarebbe spiegabile non tanto ricorrendo a fattori disposizionali, bensì partendo dall’analisi della situazione in cui il comportamento aggressivo si è manifestato. Partendo da tale presupposto, non è possibile parlare di una divisione tra «persone buone» e «persone cattive»; si deve invece parlare di persone che, in determinate situazioni, sono portate a comportarsi in maniera incredibilmente violenta. Secondo Zimbardo cioè, qualsiasi uomo può, se si trova in certe situazioni, diventare protagonista di atti crudeli e distruttivi, senza alcun riguardo per la sofferenza delle vittime.
Zimbardo definisce la deindividuazione “a complex, hypothesized process in which a series of antecedent social conditions lead to change perception of self and others, and thereby to a lowered thresold of normally restrained behavior” (ivi, pag.251). La struttura della teoria di Zimbardo sulla deindividuazione può quindi venir suddivisa in tre parti: la prima parte analizza una serie di situazioni che favoriscono lo sviluppo del processo di deindividuazione, la seconda parte riguarda l’analisi specifica dello stato psichico di deindividuazione, cioè l’analisi dei cambiamenti che avvengono a livello mentale, la terza parte riguarda invece lo studio delle caratteristiche del comportamento che consegue da questo particolare stato psichico. Diener infatti sostiene che Zimbardo “explicated the theory of deindividuation by specifying certain «input variables» that should lead to deindividuation, certain uninhibited «output» behaviors, and a characteristic internal state that mediates the two” (Diener, 1976, pag.497), e altri studiosi affermano che “Zimbardo’s theory of deindividuation quite clearly delineates «input», «output», and mediating variables in a testable form” (Diener, Dineen, Endresen, Beaman & Fraser, 1975, pag.328). Mucchi Faina, parlando di Zimbardo, scrive che “[p]er quest’autore, certe condizioni della situazione portano a uno stato interno di deindividuazione per il quale l’individuo cambia la percezione di se stesso e degli altri e mette in atto comportamenti relativamente disinibiti, ossia meno condizionati dalle norme culturali” (Mucchi Faina, 2002, pag.160). Lo stato psichico di deindividuazione viene quindi generato da una serie di variabili antecenti, e da ciò ne consegue un comportamento altamente disinibito e mediato appunto da un particolare stato mentale.


David Evangelisti
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