LA PSICOLOGIA DELLE FOLLE: La base della teoria della deindividuazione

Le masse iniziano ad essere, con sempre maggior frequenza, l’oggetto di una vasta serie di studi, che specialmente agli inizi del Novecento appassionano e incuriosiscono un sempre più grande numero di studiosi, tra cui psicologi e sociologi, oltre che storici. Il rapporto tra la teoria della deindividuazione e l’emergere dell’uomo-massa è molto stretto, poiché è proprio in questo contesto che si inizia a formare l’interesse per lo stato psicologico dell’individuo presente in una folla. Le prime osservazioni mirano ad evidenziare il fatto che l’individuo che si trova all’interno di una folla, reagisce e si comporta in maniera ben diversa da come farebbe se si trovasse da solo; la folla cioè, secondo le varie analisi, costituisce una variabile situazionale che è in grado di influire in maniera determinante sul comportamento degli individui che si trovano al suo interno. Anche se gli studiosi di psicologia delle folle non denominano «deindividuazione» il particolare stato mentale del singolo, e cercano spiegazioni che ricorrono a fattori inconsci e alle pratiche dell’ipnosi, tali studiosi certamente contribuiscono a mettere in risalto la particolare condizione psicologica dell’uomo della folla. Le Bon credeva infatti che “nel momento in cui una persona viene catturata nella chimica del gruppo, abbia con ciò perduto sè stessa” (Sennet, 1981, pag.14). La folla dunque, non viene concepita come una mera somma di individui: la folla costituisce un’entità con caratteristiche proprie, e il fatto importante, su cui gli psicologi delle folle si soffermano, è che essa favorisce, tramite ad esempio la suggestione o fenomeni di tipo ipnotico, la perdita della consapevolezza di sé di ogni suo appartenente, il quale più facilmente perde le proprie inibizioni; da ciò ne deriva che i comportamenti anti-sociali e quelli più impulsivi si presentano con maggior frequenza. Spesso alla figura della folla «ipnotizzata», quindi dominata, si aggiunge la figura dell’«ipnotizzatore», colui che riesce cioè, grazie a doti personali, a sottomettere la folla alla propria volontà: si evidenzia in tale maniera il rapporto dominatore-dominato, oggetto di molte ricerche di Le Bon e Sighele. Moscovici, a proposito del meneur de foule, scrive: “Il transforme la foule suggestible en mouvement collectif, soudé par une foi, agissant en vue d’un but. Il est l’artiste de la vie sociale [...]. C’est lui qui, taillant dans le concret, au plus vif de la masse, la prépare pour une idée avec qui elle devient comme chair et ongle” (Moscovici, 1981, pag.168). A proposito di tale relazione, Amerio scrive che “il rapporto è facilmente identificabile in un tipico rapporto di suggestione ipnotica che priva della coscienza e del controllo emotivo e permette all’istinto di scatenarsi”, sostenendo inoltre che “nella folla agisce, amplificato e dilatato, lo stesso meccanismo”, e giungendo alla conclusione che “[i] comportamenti della folla sono quindi dominati dall’irrazionalità, dalle passioni”, essendo infatti “privi di controllo e socialmente pericolosi” (Amerio, 1982, pag.62). Nye afferma: “As in L’Homme et les Sociétés, Le Bon used suggestion primarily as a device to explain the authoritarian relationship between the hypnotist and his subject. This relationship, transposed to collective psychology, became the leader and the crowd” (Nye, 1975, pag.70-71). È evidente come questi interessi si possono ritrovare, con le dovute modifiche, cinquant’anni dopo, nelle elaborazioni teorizzate dai sostenitori della teoria della deindividuazione.
Molti studiosi, per loro stessa ammissione, hanno fatto tesoro delle intuizioni di Le Bon, e lo considerano come colui che ha aperto la strada per dare una seria interpretazione di alcuni aspetti dei fenomeni di massa; gli stessi Mann, Newton e Innes, sostengono come “In his classic, The Crowd, Gustave Le Bon maintained that the anonymity of individuals within a crowd protects them against external sanctions and frees them psychologically to engage in extreme behavior – the expression of «savage, destructive instincts» – and (less commonly) acts of heroism” (Mann L., Newton & Innes, 1982, pag.260). Orive afferma che “Le Bon [...] was the first to argue that a person, when in a crowd or group, loses his or her sense of individuality, self-consciousness, and critical judgment” (Orive, 1984, pag.727). Le Bon dunque, compie delle importanti osservazioni, che evidenziano come l’anonimato e il fatto di sentirsi immerso in una folla, favoriscono l’individuo ad ignorare i divieti sociali e a comportarsi in maniera impulsiva e anti-sociale. Prentice-Dunn e Rogers, studiando il cambiamento dell’atteggiamento degli uomini presenti nella folla, e riferendosi alla «duplice» natura umana, dichiarano: “Le Bon confronted our dualistic nature in his study of crowds, in which our humanitarian quality can be submerged by the bestial. Characterized in terms more palatable to the times, the image of Minotaur became the «group mind», part rational (humanistic) and part primordial, destructive instincts (animalistic)” (Prentice-Dunn & Rogers, 1980, pag.104). Alcuni studiosi sostengono che “Le Bon’s […] analysis can probably still be regarded as the most important attempt to analyze the behaviour of crowds and other collectives” (Cannavale, Scarr & Pepitone, 1970, pag.141).
Livorsi, a proposito di Le Bon, afferma: “Questo pensatore, francese, era stato assai colpito dalle folle rivoluzionarie: da quelle del 1789 a quelle della Parigi della Comune del 1871 e degli anni successivi. Egli notava nella folla spontanea un fenomeno di enorme suggestionabilitá reciproca, di tipo ipnotico, con l’emergere conseguente di tratti di atavismo o primitivismo, da branco o meglio orda primordiale, in cui tutte le emozioni e sentimenti venivano esasperati: si trattasse di paure, di forme di entusiasmo, di manifestazioni di aggressivitá o di coraggio di fronte al pericolo” (Livorsi, 1998). In ciò che dice Livorsi si ritrovano le idee-base di tutta la psicologia delle folle, al cui sviluppo Le Bon ha contribuito in maniera fondamentale; l’idea della suggestionabilità e del ricorso ai fenomeni ipnotici, l’idea dell’atavismo e dei fattori inconsci costituiscono inoltre l’universo concettuale all’interno del quale si concentrano le ricerche di Sighele, Tarde e Taine. Alcuni dei più grandi studiosi della psicologia delle folle, come Le Bon, Tarde e appunto Taine, sono francesi; questo perché essi sono vissuti in un ambiente e in un periodo che ha risentito fortemente degli effetti e del clamore suscitati dalla Rivoluzione del 1789, e inoltre hanno vissuto in prima persona le vicende della Comune di Parigi del 1871.

David Evangelisti
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