DEINDIVIDUAZIONE: Considerazioni sulle prime teorie

Le prime teorie scientifiche sul concetto di deindividuazione, come ad esempio quella di Festinger, Pepitone e Newcomb, hanno dato l’inizio all’esecuzione di una serie di successive ricerche, che sempre maggiormente si sono servite di strumenti teorici nuovi e affinati, attraverso i quali è stato possibile giungere ad una più precisa trattazione del concetto di deindividuazione e ad una analisi più profonda della relazione tra deindividuazione e il comportamento aggressivo. Attraverso i contributi teorici e sperimentali di studiosi come Singer, Brush, Lublin, Scarr, Cannavale e Ziller, si sono potute gettare le basi per l’avvento di una teoria sulla deindividuazione ben più complessa e strutturata di quella formulata da uno degli ideatori dell’esperimento della mock prison di Stanford, Phil Zimbardo. La teoria di quest’ultimo studioso si basa su uno schema piuttosto semplice, basato sull’analisi delle situazioni che favoriscono lo sviluppo dello stato psichico di deindividuazione, e sull’osservazione del conseguente comportamento disinibito, il quale, secondo tale teoria, sarebbe appunto favorito da una serie di cambiamenti a livello psichico, originati da particolari input. All’inizio degli anni Settanta perciò, la teoria di Zimbardo costituiva sicuramente la trattazione più approfondita del concetto di deindividuazione, anche se molti aspetti di tale teoria suscitavano diverse critiche da parte degli studiosi di psicologia sociale. Jorgenson e Dukes ad esempio, affermavano: “One problem that would have to be solved […] is the clarification of the concept of deindividuation. Zimbardo […] describes it as a reduction in concern for the evaluation of self and/or others and lists some behavioral manifestations; however, a reasonably valid measure of the feeling state itself has yet to appear” (Jorgenson & Dukes, 1976, pag.29).
La teoria di Edward Diener nasce dal bisogno di approfondire e trattare un aspetto particolare delle precedenti teorie sulla deindividuazione: i cambiamenti a livello cognitivo originati dallo stato psichico di deindividuazione, e la loro influenza sul comportamento dell’individuo. Le teorie della deindividuazione formulate dagli studiosi citati, hanno posto la loro attenzione soprattutto sulle variabili che favorirebbero la deindividuazione e sul comportamento risultante, senza eseguire però delle precise analisi su ciò che contraddistingueva lo stato psichico di deindividuazione, e senza mai verificare in maniera precisa la reale influenza di tale stato psichico sul comportamento dell’individuo. A proposito del lavoro pionieristico di Festinger, Pepitone e Newcomb, i quali fornirono un primo metodo particolare per calcolare il livello di deindividuazione raggiunto dai soggetti, Diener infatti sostiene: “Although this method was ingenious, it certainly did not measure the full range of processes that theoretically comprise deindividuation” (Diener E., 1976, pag.498). L’intento di Diener era quello di compiere un’analisi più accurata di ciò che contraddistingueva lo stato di deindividuazione, e di verificare se esistesse veramente una relazione tra deindividuazione e comportamento aggressivo, arrivando perciò a mettere in dubbio degli aspetti particolari della teoria formulata pochissimi anni prima da Zimbardo. Le prime teorie sulla deindividuazione si erano infatti limitate a formulare una serie di variabili che, secondo tali prospettive, avrebbero influenzato il comportamento del singolo in maniera notevole, senza tuttavia effettuare delle misurazioni precise che avessero ad oggetto i cambiamenti a livello cognitivo; inoltre, poca attenzione era stata posta sulla questione della vera causa del comportamento disinibito. Non risultava ben chiaro cioè, se la causa principale del comportamento disinibito fosse stata la deindividuazione, oppure fosse stata solamente la presenza di particolari input, senza quindi l’influenza di un particolare cambiamento a livello cognitivo; secondo Diener infatti, le precedenti ricerche sul concetto di deindividuazione e sulla sua presunta relazione con il comportamento aggressivo si sono basate “almost exclusively on the relationship between specific input variables and the resultant behavior”. Diener aggiunge: “Thus, the majority of the findings can be interpreted in terms of discriminative stimuli for disinhibited behavior without recourse to the concept of deindividuation” (Diener E., 1979, pag.1160).
Diener si propone anche di esaminare e criticare in particolare alcuni aspetti della teoria di Zimbardo: secondo Diener infatti, Zimbardo ha dato un contributo fondamentale per l’analisi dello stato di deindividuazione, ma alcuni aspetti della sua teoria dovrebbero essere esaminati in maniera più approfondita e critica. Una delle critiche che Diener fa nei confronti di Zimbardo, riguarda la lista delle input variables fornita da Zimbardo per specificare le condizioni che generano lo stato di deindividuazione; Diener sostiene infatti che Zimbardo non abbia precisato quali di quelle variabili siano sufficienti e quali siano invece solo necessarie per generare uno stato psichico di deindividuazione, generando così una discreta confusione: “Zimbardo’s theory […] does not specify the necessary or sufficient input conditions for deindividuation to occur. Rather, the theory specifies a number of input variables, and the question of their relationship to a deindividuated internal state is left to empirical inquiry” (Diener E., Dineen, Endresen, Beaman & Fraser, 1975, pag.336). Secondo Diener poi, Zimbardo si sarebbe limitato a trattare la descrizione dello stato psichico di deindividuazione in una maniera piuttosto semplicistica e non sostenuta da validi risultati scientifici, concentrandosi invece soprattutto sulla relazione tra input variables e comportamento risultante; anche Propst sostiene che “Zimbardo [...] did not include any measures of the actual inferred processes presumably mediating this deindividuation” (Propst, 1979, pag.532). Diener quindi, pone l’attenzione delle sue ricerche soprattutto su quell’aspetto teorico troppo trascurato dalle prime ricerche sulla deindividuazione, cioè lo stato psichico di deindividuazione vero e proprio, cercando di fornire un quadro chiaro e corretto dei cambiamenti che avvengono a livello cognitivo nella persona che si trova nelle condizioni di deindividuazione. Diener è convinto che i cambiamenti a livello cognitivo tipici dello stato di deindividuazione debbano essere misurati e analizzati, al fine di poter verificare l’esistenza della relazione tra lo stato psichico di deindividuazione ed il comportamento disinibito; egli infatti afferma: “If deindividuation truly causes impulsive behavior, then these internal deindividuation changes should be measurable and should correlate substantially with the amount of uninhibited behaviour. But if deindividuation phenomena cannot be readily measured and replicated, the utility of the construct can be seriously questioned without years of unnecessary research” (Diener E., 1977, pag.151).

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David Evangelisti
evangelisti@hotmail.it

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